Il riscaldamento
Prima di una nuotata o di una partita
di calcetto, ma anche prima di andare a correre al parco
è necessario dedicare qualche minuto alla fase
di riscaldamento. Per esaltare il rendime nto
sportivo, per preparare il fisico allo sforzo che dovrà
sostenere e, soprattutto, per limitare il rischio di
infortuni ai muscoli e ai legamenti.
In che cosa consiste il riscaldamento?
Come deve essere svolto?
E’ uguale per tutte le discipline sportive?
Lo abbiamo chiesto a Orazio Paternò, personal
trainer certificato ISSA (International Sports Science
Association).
Non è
una perdita di tempo
“Il riscaldamento – osserva Orazio Paternò
– spesso viene visto come una perdita di tempo
poco funzionale al nostro obiettivo, ossia l’allenamento
vero e proprio. Invece questa breve fase iniziale, che
dura dai 10 ai 15 minuti, rappresenta una garanzia imprescindibile
per condurre un allenamento sicuro e redditizio se non,
addirittura, una vera e propria assicurazione sul futuro
dello sportivo.
Una preparazione adeguata allo sforzo che si andrà
a compiere, infatti, è in grado di salvaguardare
sia l’atleta sia lo sportivo amatoriale dagli
infortuni. Il riscaldamento riduce
infatti l’incidenza di strappi o stiramenti muscolari
perché rende i muscoli più elastici e,
contemporaneamente, aumenta la capacità di carico
delle articolazioni, che riescono ad assorbire meglio
le pressioni e ad ammortizzare meglio i carichi; infine
questa fase iniziale riduce
i rischi per il sistema cardiovascolare,
poichè aumenta gradualmente i battiti cardiaci
e riduce la pressione arteriosa durante lo sforzo.”
Il riscaldamento
generale…
“Il riscaldamento – specifica il personal
trainer – si pone in particolare tre obiettivi:
aumentare l'afflusso di sangue ai muscoli per garantire
loro maggiore elasticità e maggiore resistenza
alle sollecitazioni, aumentare progressivamente la temperatura
corporea e aumentare gradatamente le pulsazioni del
cuore. Soprattutto in ordine a quest’ultimo obiettivo,
è bene che il riscaldamento sia fatto in tutta
sicurezza, come si dice “a basso impatto”,
senza cioè mettersi subito a saltare o correre,
soprattutto se non si è abituati a fare sport
regolarmente. Un’attività fisica eccessiva,
infatti, aumenterebbe troppo velocemente i battiti cardiaci.
Per riscaldarsi correttamente potrebbe essere utile
utilizzare la cyclette
o fare movimenti a corpo libero, come la marcia sul
posto abbinata a movimenti delle braccia (slanci in
fuori e in avanti), piegamenti sulle gambe, salire e
scendere da un gradino per alcuni minuti, marciare sul
posto sollevando e abbassando un bastone, con entrambe
le mani, senza portarlo però sopra la linea delle
spalle, perché aumenterebbero troppo in fretta
i battiti cardiaci. Il tutto per una durata di 10-15
minuti.
Lo stretching,
infine, completa la routine di riscaldamento. Lo streching
deve essere leggero e coinvolgere i muscoli che verranno
utilizzati maggiormente nel corso dell’allenamento;
questo aiuterà a prevenire traumi alla muscolatura
e ai tendini. Uno stretching troppo intenso prima dell’allenamento
può invece comprometterne la resa. Questo tipo
di riscaldamento è adatto per tutti, prima di
qualsiasi pratica sportiva, e può precedere una
fase di preparazione più specifica, che si differenzia
a seconda dello sport che si andrà a praticare.”
… e
quello speciale
“Nel caso del riscaldamento specifico –
prosegue Orazio Paternò – lo scopo è
quello di svolgere esercizi che rispecchino esattamente
il gesto sportivo. Questo tipo di preparazione è
particolarmente utile nelle attività sportive
a elevata componente tecnica, come il golf,
il baseball,
il salto in alto,
in lungo o con l'asta. Ma è indicato anche per
sport più comuni.
Calcetto:
dopo la classica corsa leggera, eseguire qualche andatura
(skip, cioé corsa a ginocchia alte, e corsa calciata);
percorrere alcuni tratti a zig-zag tenendo le gambe
semipiegate; terminare con allunghi e scatti in progressione
e provare a fare dei tiri in porta, senza forzare.
Tennis:
eseguire esercizi di mobilità per le articolazioni
del polso e della spalla (tipo flessioni/estensioni
e rotazioni); provare il servizio e i fondamentali,
anche a vuoto, senza la pallina, ma senza forzare
Nuoto:
fare un buon riscaldamento degli arti superiori a base
di circonduzioni, flessioni ed estensioni della spalla,
muovendo le spalle nella loro piena escursione articolare;
se si partecipa a una gara, prima di iniziare è
meglio immergersi nell’acqua e nuotare per un
breve tratto.
Corsa:
iniziare a correre molto lentamente, con qualche allungo
ma senza forzare; elasticizzare con lo stretching i
muscoli interessati (polpaccio, quadricipite, ischio-tibiali,
cioè i muscoli dietro la coscia, e glutei).”
Non dimenticare
la fase di defaticamento
“Una volta terminata la partita di tennis o di
calcetto – conclude il personal trainer –
è necessario riportare gradualmente l'organismo
a condizioni fisiologiche normali. Questo è il
compito della breve fase di defaticamento, che serve
ad abbassare gradualmente la frequenza cardiaca e quella
respiratoria e a rilassare i muscoli, favorendo così
i processi di recupero. Si tenga presente che l'acido
lattico, accumulato durante il lavoro muscolare, viene
smaltito più rapidamente grazie a un recupero
attivo, come per esempio una corsa lenta al termine
dello sforzo fisico. Il defaticamento si basa su attività
ed esercizi simili a quelli utilizzati nel riscaldamento
generale come la corsa lenta, gli esercizi di mobilità
articolare, lo stretching e gli esercizi respiratori.”
A cura di Elena
Villa
Fonte : Humanitas
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