Senza
una precisa rotta da seguire, il sistema economico
del fitness corre il rischio di arenarsi fra le secche
di una pericolosa involuzione organizzativa.
Che il segmento in oggetto contempli sconfinate possibilità
di sviluppo è cosa nota. Che un sempre maggiore
numero di fruitori e di investitori si avvicinino,
ogni giorno, al settore è altrettanto evidente.
Tuttavia, le enormi potenzialità rischiano
di rimanere lettera morta qualora non siano accompagnate
da adeguata programmazione.
Dagli Stati Uniti provengono la quasi totalità
delle tendenze e degli way of life della società
moderna. Si stima che, generalmente, nella vecchia
Europa, le novità d’oltreoceano non attechiscano
prima dei 24-36 mesi dal loro lancio. La successiva
diffusione fra i vari paesi dell’Unione Europea,
si verifica, successivamente, in un lasso di tempo
decisamente minore, non oltre i 12 mesi.
L’analisi, quindi, del trend americano, nonchè
di due dei maggiori stati continentali, Germania e
Gran Bretagna, può certamente aiutare a comprendere
quali siano le strade da seguire, nel prossimo futuro,
per improntare il proprio business plan.
I tedeschi hanno scoperto tardi il fitness. Nel 1990,
i praticanti erano 1,7 milioni. In dieci anni sono
cresciuti del 151 %. Contestualmente, il giro d’affari
è aumentato, nel medesimo periodo, del 182
%. Le palestre contemplano un numero più elevato
di frequentatori rispetto a quelle nostrane (705 frequentatori
contro 494). Anche la superficie media dei centri
e nettamente superiore (992 mq. Contro 500 mq.). I
costi degli abbonamenti, invece, oscillano tra i 40
euro al mese e i 60 euro a trimestre. La Germania,
per prima in Europa, ha visto la diffusione delle
grandi catene internazionali, quali la britannica
Fitness First e la sudafricana Healthland. Forte anche
la presenza di network nazionali, in primis la svizzero-tedesca
Tc, vicina a quota 100 fitness center. Le previsioni
parlano di un forte incremento delle presenze entro
il 2005, in particolare di over 50, donne e bambini;
questo imporrà alle palestre di offrire una
gamma di servizi ben più ampia di quanto avveniva
in passato.
In Inghilterra, nel periodo 1993-2000, il fatturato
del settore del tempo libero è aumentato del
66 %. Dato fondamentale, la frammentazione del mercato
fitness è la minore a livello europeo: le grandi
catene, alcune delle quali quotate in Borsa, si contendono,
infatti, la quasi totalità dei fruitori. Whitbread
possiede oltre 100 sportivi e 2 golf club, per un
totale di 256 mila iscritti. Cannons Group vanta 50
centri e 130 mila iscritti; Holmes Place 43 club e
110 mila iscritti.
Quali indicazioni emergono, quindi, dalla sommaria
analisi delle tendenze oltre frontiera? Secondo uno
studio realizzato da Sidoty & Company per il mercato
americano, si prevede che, a breve-medio termine,
il 50 % dei fitness center sarà assorbito dalle
grandi catene. Negli Stati Uniti, nel 1990, i club
appartenenti a una catena rappresentavano il 20 %
del totale, nel 2000 questo dato raggiungeva il 70
%.
E’ quasi certo, quindi, che anche in Italia,
in futuro, i piccoli centri debbano cedere il passo
ai grandi colossi, in grado di mettere in vetrina
uno spettro di offerte molto ampio e in grado di soddisfare
un target di fruitori sempre più variegato.
La Borsa di Londra ha in listino ben 10 aziende legate
a doppio filo al settore del welness: si tratta di
Cannons, Dragons, Esporta, Fitness First, Holmes Place,
Kunik, Lady in Leisure, La Fitness, Whitbread, Living
Well. Anche in questo caso, con espresso riferimento
al mercato italiano, Piazza Affari rappresenta il
punto d’arrivo naturale del settore, l’unico
che consenta il reperimento di adeguati fondi per
sviluppare le infrastrutture e il personale ivi impiegato.
Un dato che deve far riflettere è il rapporto
fruitori/impianti. Negli Stati Uniti, le palestre
sono 17.400 e i frequentatori 54.400.000 (una ogni
3.126 appassionati). In Italia i fitness center sono
6.072 e i frequentatori 3.000.000 (un centro ogni
494 sportivi). Emerge, quindi, in misura evidente,
la grande differenza fra i due mercati. In Italia,
a differenza del modello americano, trova ancora ampio
riscontro il piccolo club, particolarmente attento
ai bisogni del singolo fruitore, ma inadeguato a garantire
un’ampia segmentazione della propria offerta.
Rapporto confidenziale da una parte, quindi, scarse
risorse strutturali dall’altra.
Si tratta, in buona sostanza, di una concezione del
fitness attualmente vincente, ma che, in futuro, è
destinata a cedere il passo alle macro-realtà.
Questo non significherà certo la morte dei
piccoli centri, che comunque continueranno a rappresentare
una fetta consistente del mercato, soprattutto in
provincia.
In buona sostanza, quindi, le tendenze moderne vedono
lo sviluppo delle grandi catene multinazionali, l’approccio
in Borsa della pratica sportiva, la diminuzione del
numero di fitness center e, contestualmente, l’aumento
della superficie media pro-capite, l’ampliamento
della gamma di servizi, con particolare riferimento
a quelli che fungono da corollario all’attività
fisica (negozi, bar, ristoranti, ecc...).
A cura di Giovanni
Albanese
giovanni.albanese@consulenzasportiva.it
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